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Gli Orsini. PDF Stampa E-mail

L’inserimento di elementi provenienti dall’esterno causò seri problemi di integrazione accentuati dai contrasti dovuti al nefasto governo baronale, il quale oltretutto consentì che a Solofra si formasse un’oligarchia di potere costituita soprattutto dalle famiglie dei Decurioni e degli Eletti che si trasmettevano il potere di generazione in generazione, cosicché i rappresentanti dei casali erano sempre dello stesso ceppo. Di questo stato di cose ne approfittò ovviamente il feudatario, Domenico Orsini, fratello del futuro papa Benedetto XIII, che si accaparrò una grossa fetta delle gabelle e vari diritti sulla vendita dei prodotti, rendendo in tal modo impossibile ogni spinta verso la modernizzazione e la democratizzazione di una società fortemente oligarchica e spesso tiranneggiata dalla sua figura. Le tensioni sociali accumulatesi a causa di questa situazione sfociarono, a fine secolo, in una vera e propria guerra civile, la cui scintilla fu causata dal tentativo da parte dell’Orsini di porre sotto il suo diretto controllo le attività mercantili solofrane, anche attraverso lo spostamento del mercato nella piazza antistante il suo palazzo. Le parti in causa furono, da un lato, la maggioranza della comunità vessata da tasse e gabelle, capeggiata dal primicerio Giovan Sabato Juliani e, dall’altra, Domenico Orsini, sostenuto dal patriziato mercantile. Le due parti impegnate in questa dura contesa posero fine ai dilanianti contrasti che le avevano poste l’una contro l’altra solo quando, all’inizio del settecento, Domenico Orsini uscì di scena.

Questo secolo però non fu solo teatro di contese e guerre civili, ma vide all’opera importanti figure di elevato livello culturale e artistico come Francesco Guarini, che diede un grosso contributo innovativo alla pittura del seicento napoletano di indirizzo caravaggesco, o come Gabriele Fasano, autore tra l’altro di “Lo Tasso napoletano”, brillante traduzione in vernacolo della famosa Gerusalemme Liberata.

Per quanto riguarda invece l’attività economica, la lavorazione delle pelli continua ad essere un punto di forza della struttura economica solofrana.

Altro settore fondamentale per la vita economica del paese fu quello legato all’arte del battiloro, che vedeva impegnati lavoratori esclusivamente locali per cui, questa attività artigianale fu impedita del tutto ad elementi estranei alla sua realtà.

 

Testo a cura dell’Associazione culturale AMT – Arte Musei Territorio

Ricerche effettuate sui testi di M. de Maio (“Alle radici di Solfora” – “Solofra nel Mezzogiorno Angioino-Aragonese” – sito Solofrastorica.it)
 
Ultima modifica: Mercoledì 21 Giugno 2017, 10:30 !
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