Città di Solofra: News

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Le origini. PDF Stampa E-mail

Inizialmente il territorio di Solofra fu sede di un insediamento sannita che dipendeva direttamente dalla colonia di Abellinum - l'attuale Atripalda. Tracce della presenza del popolo sannita sono state ritrovate numerose nella zona (tombe rinvenute in località Starza). Successivamente, quando i romani occuparono le terre irpine, la conca accolse tra i suoi pendii le villae rustiche, che conobbero il periodo di maggior splendore grazie ad Augusto, allorquando la via di Castelluccia fu inserita nel sistema di già ramificate reti di comunicazione romane, poi ulteriormente potenziato da Domiziano.

Fu durante questo periodo che Alessandro Severo introdusse nella colonia genti provenienti dall'Oriente. L'innesto di questi popoli nel tessuto urbano della colonia, favorì la nascita del culto del sole - che divenne successivamente il simbolo dello stemma solofrano - nonchè lo sviluppo del culto di S. Agata ai piedi di Castelluccia (tradizione conservatasi intatta fino ai giorni nostri).

Con la caduta dell'impero romano a causa delle invasioni barbariche, anche la colonia di Abellinum cessò di esistere, cosicchè si verificò un profondo mutamento nella struttura urbana del territorio. Infatti la conca solofrana, privata ormai della presenza della colonia romana, diede asilo tra le balze dei suoi monti a due arroccamenti - le Cortine di S. Agata e Cortina del Cerro - protetti da due contrafforti denominati rispettivamente Chiancarola e Castelluccia.

Fu questo il periodo in cui maggiormente si dimostrò tutto il valore difensivo della struttura morfologica del territorio. Infatti, grazie agli straripamenti della Solofrana che all'imbocco della conca in zona Chiusa creavano uno sbarramento naturale contro i pericoli provenienti dalla pianura e grazie agli arroccamenti ed alle catene montuose che cingevano e proteggevano la conca, il territorio di Solofra potè offrire ospitalità a coloro che fuggivano dagli orrori della sanguinosa guerra greco-gotica combattuta tra il 535 e il 555 d.C. sulle rive del Sarno, assicurando così la continuità abitativa del proprio sito.

I nuovi insediamenti di "Cortine di S. Agata” e “Cortina del Cerro" trovarono un importante punto di riferimento nella "Pieve di S. Angelo e S. Maria facente parte di un più ampio sistema di centri religiosi organizzati dalla Chiesa di Salerno per far fronte ai bisogni delle popolazioni sparse nelle campagne, all'indomani delle invasione barbariche.

L’importante chiesa di S.Angelo e S.Maria fu posta a capo di un distretto pievano, cioè una circoscrizione ecclesiastica con compiti non solo religiosi ma anche civili ed economici che determinò il passaggio dalla dimensione romana a quella curtense - altomedievale.

Punto focale della Pieve, la chiesa, sita sulla collina lungo la riva destra della Solofrana, fungeva da punto di riferimento sia religioso che economico. Infatti la caratteristica di pieve fece si che tutte le attività più importanti - dalla panificazione alla produzione di vino e olio - fossero a servizio della comunità che poteva depositare i prodotti in vari magazzini annessi alla chiesa stessa, ponendoli così direttamente sotto la protezione dell'autorità ecclesiastica. Va altresì sottolineato che nelle terre di proprietà della chiesa lungo il fiume - futuro rione delle concerie - si svolgeva già una primitiva forma di attività conciaria, che nei suoi aspetti primigeni nasce come attività connessa alla pastorizia.

 

Testo a cura dell’Associazione culturale AMT – Arte Musei Territorio

Ricerche effettuate sui testi di M. de Maio (“Alle radici di Solfora” – “Solofra nel Mezzogiorno Angioino-Aragonese” – sito Solofrastorica.it)
 
Ultima modifica: Mercoledì 21 Giugno 2017, 10:30 !
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